Reviews

Lifted or The Story is in the Soil....

Author: federico tixi
10/09/2002 | Sodapop | www.sodapop.it | Album Review
Ho già espresso da qualche parte quanto ami il bambino prodigio di Omaha. Qualcuno lo ha definito un "indie Bob Dylan", forse per la proficuità a carattere compositivo, ma se posso dare la mia modesta opinione, il ragazzo, per avere solo ventidue anni, ha molti più numeri del Sig. Zimmerman. L'approccio alla scrittura dei pezzi è la stessa del lodatissimo Fevers and Mirrors, ovvero testi introspettivi e personalissimi, vere e proprie storie di vita (soprattutto sentimentale) vissuta, ma non plasticosa e patinata come ormai insegna il cliche emo - Dawson's Creek docet. La novità sta soprattutto nell'uso degli arrangiamenti: dove nei dischi precedenti si puntava sul minimalismo, qui si gioca su fiati, violini, cori femminili, vere e proprie strutture pop. E i mood all'interno del disco sono vari, rendendo il disco, abbastanza lungo, mai noioso. Si passa dall'iniziale lo-fi di The Big Picture al valzer dal sapore retrò di False Advertising, dalla Cursive-iana Lover I Don't have to Love al country di Bowl of Oranges e di Make War, fino alla meravigliosa ballata con tanto di slide-guitar che è laura Laurent. Una menzione particolare va alla conclusiva, lunga, Let's Not Shit Ourselves: la sua Death is not the End, un vero e proprio trattato sull amore e sui rapporti interpersonali. Il booklet, curatissimo anche dal punto di vista grafico, include tutti i testi, che possono benissimo essere letti come semplici racconti. Con delle liriche del genere anche la parola "canzone" perde significato: siamo molto più vicini alla letteratura che al pop. Una sensibilità compositiva del genere la possiamo trovare su un musicista su mille, se siamo fortunati. Quella di Conor Oberst è una lotta testa a testa con Geoff Farina come miglior songwriter degli anni '90.